

Il training sui Modelli di Attaccamento e Costellazioni dello Spirito, che accadrà anche quest’anno a Osho Miasto, ci permette una riflessione sulle relazioni.
La domanda da cui vogliamo partire e che apparentemente non c’entra con le relazioni è la seguente: siamo robot o esseri autonomi, che decidono in libertà?
Siamo l’una e l’altra cosa, ma nella seconda c’è più vitalità, c’è più senso, c’è più gusto, c’è più gioia. Perché la libertà è ciò che ci rende veramente umani. Le relazioni sono un grande test di quanto siamo ripetitivi e sono un grande campo di esplorazione della nostra personalità e di evoluzione del nostro essere.
Come mai saremmo predeterminati? Ecco la spiegazione. In parte perché nasciamo in una determinata famiglia. Acquisiamo determinate posture e atteggiamenti che ci distinguono da altri nati in famiglie diverse. Non solo: ereditiamo aspetti emotivi ed energetici, non solo modi di pensare. Cos’è mio e cosa è di mio padre o mia madre, ad esempio? Ma quando siamo piccoli e ancora non possiamo renderci conto di tutto ciò, siamo, per fortuna, sotto il comando del meccanismo di sopravvivenza. C’è la sopravvivenza rispetto ai pericoli ambientali e c’è la sopravvivenza emotiva.
E per sopravvivere, la nostra mente adattativa ci porta a sviluppare strategie. Da piccoli, dall’ambiente fisico ci proteggono i genitori o le figure cui siamo affidati, ma chi ci difende da loro, dai loro sbalzi d’umore, dalle loro paure, dalle loro richieste? Siamo affamati d’amore e mossi dalla paura di perdere le loro cure. Come facciamo a conquistarci la garanzia di essere amati e che si prenderanno cura di noi? Come facciamo a ottenere il loro sguardo amorevole?
Qui iniziamo a esercitare la nostra libertà, ma attenti, questo momento è fondamentale per determinare le nostre relazioni da adulti. Queste strategie infantili, primi movimenti di libertà, diventeranno movimenti ripetitivi: ecco perché si parla di modelli di attaccamento e di schemi comuni di relazione (anche se ognuno ha una propria modalità di manifestazione). Possiamo perciò rimanere intrappolati in tali schemi e quella libertà di cui abbiamo fatto esperienza si è trasformata in automatismi.
Se uno non scopre l’osservazione di sé attraverso la meditazione, rischia di rimanere fissato in certe modalità, un robot appunto. Le sue relazioni con i partner, i figli, i colleghi, i capi, le amicizie saranno standardizzate, perderanno di freschezza e di vitalità.
Ciò che era codificato nell’infanzia nella vita adulta non funziona più. Ciò che accade è la ripetizione all’infinito dei nostri comportamenti e atteggiamenti infantili. Bambini a vita! La meditazione è il modo per accorgersi di essere in gabbia.
Una parte degli automatismi può dipendere anche dalle esperienze personali nel corso della vita. Ogni esperienza lascia una traccia più o meno profonda. Ci sono esperienze che mettono a rischio la nostra vita e le chiamiamo traumi. Altri eventi ci hanno spaventato e li chiamiamo shock. E se li possiamo raccontare, siamo sopravvissuti, ma tali esperienze rischiano di anestetizzarci. Sono esperienze in cui non abbiamo avuto il controllo sulla vita. Noi vogliamo prevedere! La previsione è un meccanismo di sopravvivenza. Ma aumentando il controllo, riduciamo la spontaneità e l’apertura che sono il sale delle relazioni. Controllo diventa uguale a non sentire più.
Come se ne esce? Bisogna accorgersi della propria mente e diventare consapevoli dei meccanismi di regolazione del nostro corpo/mente. La gioia non è stata garantita dalla vita come la sopravvivenza. Essa è una conquista. Può nascere solo da una crisi! La meditazione è il primo gradino per uscire dalla crisi. Prendersi la responsabilità di entrare dentro di sé e osservare i meccanismi di sopravvivenza e dello stare nel mondo che si chiamano ego. Si comprende da questa affermazione che l’ego non è il nemico. È una corazza. Meditare significa andare a vedere cosa c’è sotto la corazza. E sotto la corazza c’è l’Essere.
Per togliere la corazza un aiuto arriva dagli studi sui sistemi familiari, sull’attaccamento e sulla fisiologia del cervello. Lavorare su di sé è il modo per avere relazioni più vere, più intime, più aperte, più ricche. E a questo si dedica il nostro lavoro da decenni.
Una ventina di anni fa esisteva solo il training base di costellazioni familiari. Poi si aggiunse il training sul trauma. Poi, trasformammo quest’ultimo in un training su costellazioni del trauma e modelli d’attaccamento dell’infanzia. Oggi, si aggiungono gli apporti della teoria polivagale e lo abbiamo chiamato training dei modelli d’attaccamento e costellazioni del sé.
Da sempre, vogliamo insegnare ai partecipanti ai nostri training come vivere una vita libera, in cui il momento è frutto del presente e non del passato. Prima via lo strato familiare, poi gli effetti dei traumi, poi via la patina che ci danno gli shock: ci impegniamo a insegnare come ripulire la mente e uscire dallo sforzo nelle relazioni ed entrare nella gioia della vita.
Il viaggio con noi non è accumulo di nozioni e conoscenza. Certo sono utili e sono un mezzo: non sono lo scopo. Esse accompagnano per fare luce, ma non rappresentano l’essenza dei nostri training. In primo piano, c’è come far emergere l’essere e l’esserci nel momento presente. I nostri training sono scuola di vita. Ecco un buon motivo per metterli in programma o ripeterli. Quando li si ripetono si va più in profondità. L’ego si aggrappa alle “certezze” della conoscenza, ma la vera conoscenza di sé accade quando vai sempre di più dentro te stesso.
In sintesi, oggi, il training attraversa tre livelli insieme:
– la strategia relazionale che abbiamo appreso
– la memoria dei punti di paura
– lo stato presente del sistema nervoso che guida le nostre risposte.
C’è una parte teorica strutturata e rigorosa. E c’è il lavoro esperienziale che rende visibili queste dinamiche nel campo.
Per chi non ha ancora iniziato, forse è solo una prospettiva futura.
Ma sapere che esiste un lavoro che unisce legame, memoria e fisiologia della sicurezza può già aprire un orizzonte.
È un percorso successivo al corso base di Costellazioni Familiari, perché richiede uno sguardo sistemico già aperto. E se lo hai fatto anni fa, sai che non si torna mai nello stesso punto.
Il training è cresciuto e siamo felici di riproporlo sapendo che l’evoluzione continuerà.
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